Bergamini libero

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Bergamini è vivo.

A me il Post piace. Mi piace che se c’è la Luna rossa, facciano articoli sulla Luna rossa, non sul dito rosa che la punta. Sembra facile, ma lo fanno solo loro. Sul Post scrive anche Giacomo Papi. Giacomo Papi, ieri, ha pubblicato un pezzo per dire c’è un tizio a Modena che vende più di Saviano, e scrive di matematica. No, non si chiama Rovelli (quello scrive di fisica). Si chiama Bergamini, ha scritto il manuale di matematica più venduto alle superiori. Papi lo ha intervistato, e ha scoperto che Bergamini è un tipo interessante. È un ex-insegnante ed ex-preside e cita Calvino, Raffaello e le loro geometrie. Un vero intellettuale, che lavora “365 giorni l’anno” al suo libro,  che continua a migliorare ogni anno, grazie anche all’aiuto della moglie, ex-insegnante e ora sua collaboratrice. Ci credo che venda più di Saviano, mica è un copia-e-incolla qualunque. Finalmente Papi gli ha reso la giusta fama.

Certo, c’è anche il merito della casa editrice, che ha saputo valorizzarlo: “Lei ha l’idea che avevo anche io all’inizio: una volta fatto il libro sono a posto. Invece la casa editrice mi chiese subito di farne un altro.” Ma come migliorare un simile capolavoro? Lo aiuta Calvino: “Tutta la mia opera in fondo è cercare ad avere sempre maggiore leggerezza”. Poi c’è la bellezza, e le discussioni con la moglie: “Perché questo esercizio l’hai buttato via?”. E io rispondo: “Non lo vedi che è brutto? Non è mica bello”.

L’intervista prosegue così, tra Calvino e Platone, fino alla fine. Bello, vero e giusto. Peccato quella nota stonata, che Papi non ha colto, e che spiega il vero significato dell’intervista: “Per fare una cosa sempre più bella l’unica è ascoltare la rete commerciale, che è la sola strada che ti fa conoscere le esigenze del mondo della scuola” Perché il Bergamini è bello, ma soprattutto caro, sui trenta euro a volume. Rende tantissimo e vende un milione di copie l’anno. Bisogna difenderlo dai suoi nemici, che sono le librerie dell’usato e i medici. Dal 1997 del Bergamini sono uscite ennemila “nuove” edizioni in modo che ogni anno gli alunni debbano comprare il libro nuovo invece che riciclare quello della sorella grande. Come si fa? Basta cambiare un esercizio (“non lo vedi che è brutto?”). Bisogna lavorarci sempre, ogni anno. Brutta bestia, quelli dell’usato.

Ma i medici? Gli ortopedici non smettono di dirci che gli zaini dei nostri fanciulli sono troppo pesanti, e noi? Zac, facciamo libri più leggeri, come voleva Calvino. Non ho mai sentito nessuno, alunno insegnante pediatra genitore o ministro, lamentarsi che il libro di quest’anno è più corto. Sistemati anche i medici.

Perché Papi non ha parlato di questo, dell’editoria scolastica fuori controllo che in questi giorni decurta la busta paga di milioni di famiglie? Perché non lo ha capito. Bergamini parla in codice.

Bergamini, infatti, non è un uomo libero. Probabilmente è stato sequestrato dalla Zanichelli che lo costringe a lavorare 24 ore al giorno alle nuove edizioni, i nuovi volumi, i nuovi esercizi. Altrimenti,  da ex-preside si godrebbe la sua pensione calcolata col retributivo. Invece no, deve usare messaggi cifrati e sperare che qualcuno li capisca e organizzi un blitz per liberarlo. Ha cercato di farlo capire a Papi, con quella frase sulla rete commerciale che lo tiene prigioniero. E con altri messaggi sibillini ma non troppo: “Ci sono quaranta collaboratori che lavorano a ogni edizione, sa? Adesso, per esempio, ce n’è uno di là che mi aspetta.”

Ma il suo stesso libro nel tempo si è trasformato in un memoriale dalla prigione, un messaggio nella bottiglia finora incompreso. Ecco perché il suo manuale di matematica, nelle edizioni recenti, inizia così: “Le scritture usate oggi nel mondo sono 33. Con ognuna di tali scritture (alfabeti) si scrivono più lingue…” Bergamini ci sta chiedendo di capire il suo messaggio, teme di fare una brutta fine. La sua intervista è zeppa di riferimenti a forze oscure, parla de “la geometria che ci circonda ma che rimane nascosta.” Dà riferimenti geografici: “È più realtà quella lì, la puzza di pesce al mercato, o la mappa che ti permette di trovare un filo e ti fa andare da un punto all’altro della città? “. Forse la prigione è vicina alla pescheria. Altre metafore sono ancora da decifrare: “Un elettricista ha bisogno di un cacciavite. Noi siamo il cacciavite. Siamo solo la racchetta da tennis”.

L’agente Papi doveva salvarlo, ma ha fallito. Se non si fosse trattato di un umile ex-prof, per liberarlo avrebbero organizzato rastrellamenti, pedinamenti, sedute spiritiche. Per lui non hanno mosso un dito. È ancora qui, fermo, lo vedete bene?

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